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Così Sabelli ha salvato la filiera del latte dai danni del sisma

Tratto da Avvenire – Articolo di Daniele Garaviglia

Dall’agosto 2016 a oggi le ripetute scosse sismiche nel centro Italia non hanno provocato danni ingenti soltanto al patrimonio edilizio pubblico e privato- con costi per la prima ricostruzione stimati in 23 miliardi di euro. ma hanno messo a rischio o portato alla chiusura migliaia di attività economiche , che minando intere filiere agroalimentari e artigianali. Un piccolo ma importante segnale di ripresa viene però dal mondo lattiero-caseario: la Sabelli Spa, storica azienda marchigiana specializzata nella lavorazione del latte e nella produzione di formaggi, con un fatturato aggregato superiore ai 120 milioni di euro dopo la recente acquisizione di Trevisanalat, ha garantito la continuità produttiva a centinaia di piccoli allevatori, grazie al ritiro quotidiano del latte munto sin dal giorno successivo alla prima drammatica scossa.

Una politica di responsabilità sociale che ha origini lontane, come racconta l’amministratore delegato Simone Mariani, nipote del fondatore Archimede Sabelli: “ In mezzo secolo di lavoro nell’area tra le Marche e l’Abruzzo mio nonno ha contribuito a creare da zero la filiera zootecnica, aiutando gli agricoltori a diversificare la loro attività con l’introduzione delle vacche da latte. La Sabelli ha di subito scelto la strada della filiera corta:abbiamo deciso di costruire rapporti stabili di fornitura con tanti piccoli allevatori per assicurarci la miglior qualità delle materia prima e valorizzare il nostro territorio”.

Oggi Sabelli, tra i primi quattro player italiani nella produzione di mozzarella, ricotta e formaggi vari, raccoglie il latte presso 250 aziende agricole situate nella grande area appenninica centrale, che coincide con la zona del cratere sismico, per avviarlo allalavorazione nello stabilimento di Ascoli Piceno, dove operano 200 addetti. Cosa è successo dopo il primo terremoto? “Ci siamo trovati nella condizione di non poter mandare i nostri camion nell’entroterra a ritirare il latte, perché c’erano frane e altri blocchi della mobilità. Ciò avrebbe comportato una grave riduzione della materia prima da trasformare, anche se avremmo potuto approvvigionarci diversamente, ma soprattutto un enorme danno economico per tutti gli allevatori colpiti, che avrebbero dovuto distruggere il latte raccolto ogni giorno in stalla. Abbiamo messo in piedi una macchina organizzativa molto complessa , garantendo il ritiro del latte con piccoli camion dotati di minicisterne, che consentissero di raggiungere anche le zone più disagiate.

Di fatto non abbiamo lasciato un solo litro di latte nelle stalle neanche il giorno dopo il terremoto, neppure dopo i terremoti successivi. Abbiamo anche messo a disposizione le cisterne per portare acqua potabile nelle stalle per abbeverare il bestiame”.

Forte di una presenza capillare nel mondo della grande distribuzione, la Sabelli ha anche lanciato una campagna di solidarietà: “Abbiamo creato la “caciotta solidale”, in vendita da qualche settimana nei punti vendita dei principali gruppi della gdo. Per ogni chilo di prodotto che va sul mercato noi doneremo un euro per progetti di ricostruzione nell’area colpita dal sisma, al fine di creare parchi giochi o strutture ricreative all’aperto, in particolare luoghi di socializzazione per mamme e bambini”. Lo storico e vitale rapporto con il territorio, manifestatosi in modo tangibile proprio nel momento più drammatico, non impedisce alla Sabelli di avere una visione di ampio respiro: “Siamo nati esportatori-aggiunge Sabelli- e stiamo investendo su un ambito che diventerà il principale canale di sviluppo del nostro business. Nel prossimo triennio stimiamo ricavi per circa 15 milioni di euro sui mercati esteri”.

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Il Gruppo Sabelli al centro del corso di Business Marketing

L’università diventa ponte tra impresa e territorio con lo studio di case history aziendali e con analisi approfondite sul campo. È in quest’ottica che il Gruppo Sabelli, importante azienda nazionale del settore lattiero-caseario, è diventata oggetto di studio nel corso di Business Marketing della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche. Lo studio, risultato di un lavoro in team degli studenti della durata di alcuni mesi, è stato presentato giovedì scorso nella sede universitaria della stessa Facoltà di Economia alla presenza del Professor Gian Luca Gregori, Pro-Rettore dell’Università Politecnica delle Marche e di Angelo Davide Galeati, AD del Gruppo Sabelli.

Fonte: Il Resto del Carlino (ed. Ancona), 20/05/2017

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Il nuovo Gruppo Sabelli a Tutto Food

Il nuovo Gruppo Sabelli sceglie la vetrina internazionale di Tutto Food per il debutto unitario dei marchi Sabelli Spa, Trevisanalat ed Ekolat, dopo l’acquisizione dell’ottobre scorso. Organizzata da Fiera Milano e aperta da lunedì 8 a giovedì 11 maggio prossimi, la fiera di settore, con oltre 2.850 espositori e più di 3.150 buyer profilati provenienti da tutto il mondo, è la vetrina ideale per incontrare buyer, stakeholders e importatori di multinazionali alla ricerca di private label Made in Italy.

LE NOVITÀ SABELLI A TUTTO FOOD
Per il gruppo marchigiano, tra i più importanti player nazionali del settore, TuttoFood è l’occasione per presentarsi ad una platea internazionale come “il grande polo italiano della mozzarella” interessante anche per il mercato delle Private Label; grazie all’acquisizione di Trevisanalat ed Ekolat, il nuovo gruppo è, infatti, tra i primi player del mercato italiano della mozzarella, prodotto caseario simbolo del Made in Italy. Poi, accanto alle referenze storiche ormai consolidate nel mercato, Sabelli presenterà le nuove mozzarelline senza lattosio, che accrescono la famiglia dei formaggi delattosati.

UN MARCHIO DI QUALITÀ
Il segreto dei prodotti Sabelli? In primis la filosofia aziendale: una pratica produttiva tradizionale unita ad alti standard industriali. Sono molto apprezzate la forte connotazione territoriale (attenzione alla materia prima in buona parte di provenienza locale, da zone incontaminate di Gran Sasso e Monti Sibillini e filiera rintracciabile) e l’artigianalità, combinate ad innovazione e qualità industriale. Inoltre, nei nuovi stabilimenti acquisiti di Resana (Treviso) e quelle di Ekolat di Vipava (Slovenia) il Gruppo Sabelli riesce ad essere più competitivo nei mercati internazionali e laddove c’è maggiore attenzione al prezzo. Non manca neppure la green strategy: sostenibilità a tutto tondo, sia nello stabilimento (risparmio di acqua potabile grazie all’utilizzo del concentratore di siero, auto produzione di energia elettrica, packaging in cartone riciclabile) sia negli automezzi refrigerati ed ecologici utilizzati per la distribuzione dei prodotti.

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Sabelli, 100 anni di food

Leader del settore caseario, il caseificio Sabelli vanta una storia quasi centenaria iniziata nel 1921. Una storia legata al nome di una famiglia da quattro generazioni, ma anche ad un territorio che nel tempo si è andato via via ampliando fino a coprire una parte molto ampia del Paese.
Con lo sguardo rivolto anche al resto del mondo, dove i prodotti sono molto richiesti, quella di Sabelli è una storia di qualità e successi, come ci racconta uno degli Amministratori Delegati, Angelo Galeati.

In quasi 100 anni di storia, dopo 4 generazioni, siete passati dall’essere una piccola azienda familiare a grande Gruppo. Come ci siete riusciti? Quali sono state le scelte aziendali che hanno portato a questa evoluzione?
«La data che abbiamo identificato come momento della nascita dell’azienda è il 1921 quando il mio bisnonno, in Molise, aprì la sua prima latteria dove raccoglieva il latte della zona e lo trasformava in mozzarella fior di latte. Mio nonno, poi, che aiutava il papà nell’attività, iniziò a vendere le mozzarelle in treno in giro per il Sud Italia. L’azienda, però, iniziò a crescere intorno agli anni Sessanta, beneficiando anche del boom economico di quegli anni e del trasferimento dal Molise alle Marche riuscendo ad affermare i prodotti anche su piazze dove non si conoscevano. Così Sabelli si è gradualmente strutturata, dapprima in piccoli laboratori fino ad arrivare, nel 1977, allo stabilimento dove siamo ora. Quando sono arrivato a lavorare in azienda, circa 10 anni fa, il fatturato era pressappoco 29 milioni di euro, oggi circa 70. Per di più dall’anno scorso con le acquisizioni di altre due aziende – che insieme fanno altri 52 milioni di euro – il Gruppo può contare su più di 120 milioni di euro di fatturato consolidato. Posso senz’altro dire che quello che ci ha sempre contraddistinto, anche in virtù di una crescita costante, è stato il forte legame con il territorio e un’attenzione spasmodica per la qualità su tutti i fronti, non solo quelle organolettiche ma anche per il packaging fino ad arrivare ai servizi di logistica».

Scegliere la qualità quindi ripaga, secondo la vostra esperienza?
«In termini di volumi sicuramente no, in termini di margini sì. Nel senso che si riesce ad avere un livello di Premium Price se la qualità del prodotto rispecchia quello che è il suo posizionamento. Questo per quanto riguarda la mozzarella, mentre per i prodotti più giovani come le burrate, il prodotto risponde a logiche “più frizzanti” e quindi si riesce a posizionarlo a prezzi più alti perché la qualità percepita è molto elevata».

Quali sono i settori di riferimento del Gruppo?
«Oggi il Gruppo è formato da una parte produttiva con i tre stabilimenti: il caseificio Sabelli, lo storico, più le due acquisizioni una in provincia di Treviso e una in Slovenia. Inoltre, nel 1984 era nata Sabelli Distribuzione che è la prima commerciale del Gruppo e oggi fattura 15 milioni di euro con 30 dipendenti e 50 agenti. Copre un territorio che va da Ancona a Pescara, passando per L’Aquila e Rieti occupandosi di tutto il servizio Fresco-Freschissimo nei supermercati e nelle pizzerie distribuendo, oltre ai prodotti a marchio Sabelli, tutta una serie di altri prodotti del settore. Successivamente abbiamo acquisito la Sa.Ca. di Roma, un’altra azienda che fattura 16 milioni di euro che svolge lo stesso lavoro ma nel Lazio».

Nei tre caseifici quanti dipendenti avete?
«In totale siamo 280 di cui la maggior parte si concentrano ad Ascoli (circa 200), 50 su Resana in provincia di Treviso e altri 30 in Slovenia».

Dal Molise alle Marche, poi il Lazio e l’Abruzzo. Il territorio delle vostre origini è molto ampio, quanto è forte il legame con questa parte del Paese?
«Il legame è molto forte, sia perché la mia famiglia è qui dagli anni Cinquanta, sia perché in termini industriali Sabelli è sempre stata legata alle forniture di latte della zona. Una raccolta molto importante tant’è vero che il primo brand ideato da mio nonno intorno agli anni Sessanta fu proprio “Gran Sasso” perché lui raccoglieva la maggior parte del latte proprio all’ombra dell’omonimo Monte. Inoltre Sabelli oggi, anche in relazione all’imminente entrata in vigore del decreto sull’origine dei prodotti alimentari caseari, ha fatto la scelta di utilizzare tutta materia prima made in Italy».

In quest’ottica l’acquisizione di Trevisanalat è un punto di arrivo o un nuovo punto di partenza per il Gruppo?
«A noi piace pensarlo come un nuovo punto di partenza nel senso che abbiamo allargato la base produttiva per quanto riguarda la mozzarella. Da qui possiamo valutare nuovi interessi, stando sempre attenti al mercato e pensando che il modello acquisitivo oggi, sui mercati maturi, è uno dei più efficaci metodi per far crescere il fatturato».

Il posizionamento geografico di Trevisanalat può essere anche un volano verso i mercati europei?
«In termini logistici Sabelli soffre la posizione nel Centro Italia, perché la maggior parte del latte e le grandi catene distributive sono al Nord. Però con l’acquisizione di Trevisanalat si è spostato il baricentro di tutta l’azienda perché, anche grazie al nostro caseificio in Slovenia, si apre per noi una porta verso il Nord e l’Est Europa».

Siete il secondo produttore italiano di mozzarella e avete un’offerta di prodotti molto ampia nel segmento Fresco, ma avete anche una spiccata vocazione internazionale. In quali mercati siete presenti?
«Oggi, senza dubbio, i mercati di maggior richiamo per noi sono la Francia e l’Inghilterra, ma stiamo sviluppando il business anche nell’Europa Centrale, soprattutto Germania e Austria, dove già sfioriamo il milione di euro. Quindi diciamo che tutto il mercato Ue è abbondantemente coperto. Su Dubai abbiamo esportato diversi quintali di burrata, anche se in questo momento siamo fermi per l’eccessiva burocratizzazione nella gestione logistica. Comunque, in termini di fatturato abbiamo raggiunto all’estero circa 9 milioni di euro».

In questo contesto la volontà di Trump di aumentare i dazi per i prodotti made in Italy, pensate che possa coinvolgere anche la vostra produzione?
«Purtroppo sì. Ovviamente lo stile conservativo della politica estera di Trump sicuramente andrà a danneggiare quello che è l’export italiano verso gli Stati Uniti, comunque sia bisognerà sempre pensare che il nostro prodotto venduto all’estero è considerato di lusso, quindi chi lo ha comprato fino ad ora poi lo continuerà a comprare anche se costerà un po’ di più a causa delle tasse».

In questa prospettiva verso l’internazionalizzazione, quanto è stato importante l’inserimento del vostro Gruppo nel progetto Elite di Borsa Italiana?
«Elite è un percorso formativo strutturale che porta le aziende a comportarsi e ad attuare stili di management salutari. Quindi, in termini di aiuto alla crescita, è di aiuto in quanto obbliga l’azienda a lavorare in maniera managerializzata e per obiettivi. Quindi, se l’obiettivo è quello della crescita dei ricavi e l’internazionalizzazione è il primo strumento per raggiungerlo, è ovvio che poi bisognerà investire e ragionare in tal senso e quindi strutturarsi, trovare persone, cercare mercati e quant’altro».

Invece quanto è importante il rapporto con Euler Hermes per valutate l’affidabilità di nuovi clienti e fornitori? E per quanto riguarda la sicurezza del credito e il rischio sempre più attuale dei mancati pagamenti?
«Ci avvaliamo del loro supporto in entrambi i casi perché nelle piattaforme nelle quali operiamo abbiamo un’assicurazione sul credito. Sabelli, due volte l’anno, viene intervistata da un analista per verificare sia l’andamento, sia l’esposizione. In quelle occasione, spesso, chiedo anche informazioni su clienti o fornitori di mio interesse perché Euler Hermes ha sempre il polso della situazione ed è molto puntuale nel fornire informazioni su qualunque azienda si trovi sul mercato, sia in Italia che all’estero».

Per quale motivo avete sentito l’esigenza di affidarvi ad un partner come Euler Hermes?
«Collaboriamo da due anni. Siamo cambiati noi ed è cambiato il mercato e, avendo una mole di clienti elevatissima, abbiamo sentito la necessità di tutelarci. Quindi avere l’assicurazione è un paracadute che permette di avere da una parte un costo fisso, ma dall’altra la garanzia del credito. Per quanto riguarda l’analisi dell’affidamento dei clienti, invece, ovviamente allargandoci e internazionalizzandoci, l’azienda perde un po’ quella che è la percezione del mercato e delle condizioni che ci sono, quindi avere un partner esterno che dia un’indicazione è una cosa molto preziosa».

Fonte: http://www.ehijournal.it/articoli/leimprese/sabelli-100-anni-di-food-340

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Simone Mariani su elite-growth

Sabelli opera nel settore lattiero-caseario dal 1921. In oltre 90 anni di attività ha scritto pagine importanti nella storia delle industrie lattiero-casearie italiane conquistando una crescente quota del mercato nazionale e raggiungendo i principali competitors. Originariamente si trattava di un’attività a conduzione familiare, che dopo aver occupato diverse sedi, nel 1977 viene trasferita nella zona industriale di Marino del Tronto, dove si è sviluppato l’attuale stabilimento.

Nel 1992 l’azienda diventa una società per azioni ed è ad oggi guidata da tre generazioni della famiglia Sabelli. Si fonda ancora su valori umani e sulla qualità artigianale dei prodotti, riuscendo al tempo stesso ad anticipare le dinamiche competitive grazie alle continue innovazioni tecnologiche di prodotto e di processo.

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